domenica 9 luglio 2023

La cena di Daniele Missiroli - 09/07/2023

 

#curiosità La cena
L’addetto aprì la porta del ristorante all’elegante signora in tubino nero. La donna, dai lunghi capelli biondi, si diresse verso l’uomo seduto a un tavolo addossato alla parete. Appena la vide, Paolo sorrise. Poi si alzò e spostò la poltroncina stile Luigi XVI per farla accomodare.
– Grazie mio cavaliere – gli disse Linda.
– Per lei questo e altro, milady – disse lui.
– Hai scelto un posto molto raffinato.
– È una serata speciale, e tu sei bellissima.
Il vestito di Chanel, coordinato con le décolleté di Laboutin, la pochette Birkin e il braccialetto di Tiffany, si sposavano perfettamente all’ambiente e alla corporatura longilinea di Linda. Paolo dispiegò il tovagliolo. Un cameriere si avvicinò e servì due cocktail. Il locale si trovava all’interno di un hotel cinque stelle. La sala aveva uno splendido soffitto affrescato. Una carta da parati beige era lo sfondo di uno stupendo disegno damascato oro antico con effetto tessuto. A terra, un parquet di legno pregiato conferiva un look di classe a ogni spazio. Le poltroncine erano rivestite di stoffa verde pastello con intarsi crema e avorio. L’insieme conferiva al locale una luminosità cromatica delicata e gradevole.
– Iniziamo con un Acapulco – disse Paolo.
Linda lo sorseggiò: – Rimini, credo fosse il ‘97.
– Luglio 1996. Era il tuo preferito.
– Hai già scelto o ci portano il menù?
– Questa sera decide lo chef. Una volta al mese c’è la degustazione di otto piatti unici.
Linda fece una leggera smorfia.
– Non ti preoccupare per la linea – che peraltro è sempre perfetta, pensò fra sé, osservando la silhouette della donna. – Sono tutte mezze porzioni. Questa serata non la dimenticherai facilmente.
– Non l’avrei dimenticata in ogni caso – disse lei, con una punta di ironia.
Fagottini melanzane e granchio in un letto di arance. Gateau di erbe, fontina e noci.
– Due antipasti molto raffinati – disse Linda. – È la prima volta che assaggio questi piatti.
– Veramente abbiamo già provato fontina e noci durante la festa a casa di Dante.
– Dante chi?
– Aprile 1993. Tu hai diciassette anni e io sedici.
– Mamma mia, che memoria!
– Tu sei la ragazza più grande e nessuno ha il coraggio di chiederti di ballare. Ci provo io, e con mia grande sorpresa, accetti. Balliamo un lento, poi un altro e un altro ancora. Eri morbidissima.
Sentendosi definire “morbidissima”, Linda rise di gusto, coprendosi la bocca con una mano.
– Cerco di stringerti sempre più, finché mi appoggio completamente a te, ricordi? Alla fine siamo avvinghiati e a quel punto non so più cosa fare, né cosa dire. Allora... ti ho detto la frase più assurda che mi potesse venire in mente.
– Perdonami Paolo, ma non la ricordo.
– “Anche tu mi vuoi bene?” e tu subito giù a ridere.
– Ero una ragazzina, che cosa ti aspettavi? Mi hai colta di sorpresa con quella sciocca frase.
– Ora te lo posso confessare: se mi davi una coltellata, avrei provato meno dolore!
Linda alzò gli occhi al cielo e si pulì la bocca col tovagliolo. Paolo aspettò qualche minuto prima di riprendere a parlare. I camerieri erano invisibili, però tutti erano serviti prontamente. Un piatto o una bottiglia vuota non restavano mai sui tavoli per più di due secondi.
– Dopo hai appoggiato la testa sulla mia spalla e mi hai accarezzato i capelli.
– E tu hai creduto chissà cosa.
– Be’, chiederti se l’indomani potevo venire a prenderti a scuola era il minimo.
– Questo me lo ricordo, avevo paura che tu non venissi.
– Io ero uscito mezz’ora prima dal liceo per arrivare in tempo. Vedo uscire tutti e tu non ci sei. Quando il bidello sta per chiudere il portone, ecco che esci tu. Io cerco di abbracciarti e tu ti ritrai. Seconda coltellata.
– Ma poi ci siamo messi insieme.
– Mentre ti accompagnavo a casa, pensavo a una scusa per baciarti. Davanti al tuo cancello non se ne parlava: tua madre ci poteva vedere. Allora ho avuto un’idea: a pochi metri da casa tua ho detto: “Ti posso lasciare qui?” E tu: “Certo, ormai sono arrivata”. Ti bacio sulla bocca e tu questa volta non ti ritrai. Allora ti abbraccio e ci scambiamo il primo vero bacio d’amore. Sono sicuro che questo lo ricordi.
Linda assunse un’aria sognate: – Sì, è stato bello. Però non mi spiego come facessi a baciare così bene se era la prima volta.
– Non ero bravo, era l’amore che fa sembrare tutto bello.
Crespelle ai gamberetti e 4 formaggi con Vermentino. Risotto alla polvere di liquirizia e gamberi.
– Fai sempre la postina? – le chiese Paolo.
– No, ora sono la direttrice. Tu vendi sempre cancelleria?
– Ho cambiato settore: ora commercio piatti e bicchieri. Quelli in cui stiamo mangiando li ho forniti io al ristorante. La tecnologia ha reso il lavoro più facile. Non vado più dai clienti, faccio tutto via Internet. Prima era diverso: le aziende compravano la cancelleria dal primo che passava e io facevo cinquantamila chilometri l’anno per visitare tutti. Ora ci sono i cataloghi online: i clienti scelgono e io organizzo le consegne. Vado solo da quelli con i quali sono rimasto amico, come questo posto.
– Sono passati due anni, stai con qualcuno? – Paolo le riempì i bicchieri per l’acqua e il vino.
– No, sono impegnata con il lavoro. Tu, invece?
– No, nessuno. Scusa se te l’ho chiesto, ma ho visto che hai un anello.
– È la fede di mia madre. Da quando si sono separati, non la vuole più.
– A te stava bene quell’anello con l’acquamarina. Lo ricordi?
– Sì, purtroppo.
– Io volevo dartelo come anello di fidanzamento, ma le gioiellerie erano fuori dalle mie possibilità. Così sono andato in quel piccolo negozio. Non potevo immaginare che mi avrebbero truffato. Come non pensavo che lo avresti fatto stimare.
– Sono andata con Franca a ritirare un suo anello ed è stata lei a chiedere al gioielliere quanto valesse la mia acquamarina.
– Però tu non hai creduto che io fossi in buona fede.
– E dai... avevo solo diciotto anni! – Linda aggrottò la fronte. – Però mi piaceva. Infatti, ti avevo detto che l’avrei tenuto ugualmente. Invece l’hai voluto indietro e non ho più saputo che fine abbia fatto.
– Sono tornato al negozio e quel farabutto mi ha detto: “Certo che la pietra è falsa, ragazzino! Che ti aspettavi per quel prezzo?” Io allora gli ho risposto che lo avrei denunciato e lui sai cosa ha fatto? Ha aperto un cassetto e mi ha detto: “Queste sono le denunce in corso, accomodati!” Me ne sono andato sbattendo la porta e non l’ho più rivisto.
– Mi dispiace – Linda appoggiò una mano su quella di Paolo.
Il contatto con quella pelle di seta gli provocò un brivido. Guardò i suoi occhi color del mare e si mise l’altra mano in tasca. Quando la ritirò, in mano teneva il famoso anello con l’acquamarina.
– Lo hai conservato tutto questo tempo!
– Ho sbagliato – Paolo glielo mise al dito. – Questo era un regalo, e i regali non si riprendono indietro.
Filetti di pesce persico ai capperi con Bianchello del Metauro. Salmone al pepe verde e ginepro.
– Hai più rivisto Franca?
– No, so che ha cambiato città.
– Eravate così amiche. Ti raccontò anche della sua prima volta. Che poi ha portato alla nostra.
– A lei non era piaciuto e io ero titubante.
– Mi avevi chiesto che cosa ne pensavo e ti avevo risposto che dev’essere la ragazza a decidere. Poi ti avevo chiesto se volevi farlo e mi avevi detto di sì. Il vero problema era il luogo. Per fortuna il mio amico Luigi aveva una stanza in affitto e me la prestò.
– Me lo ricordo.
Linda gustava con piacere le squisite pietanze che Paolo aveva scelto con cura per quell’incontro. La serata speciale esisteva davvero, ma aveva deciso tutto lui, non il suo amico chef.
– Non fu male – Linda annuì – ma mi aspettavo di più.
– Dopo quella volta l’abbiamo fatto ovunque: a casa mia, a casa di amici durante le feste e anche in macchina.
– È stato un bel periodo – Linda assunse un’espressione sognante.
– E poi, dopo otto anni di fidanzamento, finalmente ti sei decisa a sposarmi.
– Non volevo fare la fine di mia madre.
– Non tutti i mariti si fanno l’amante e poi divorziano.
– Perbacco, hai ragione – commentò Linda, con un sorrisetto beffardo. – Novantanove mariti su cento non sono tutti!
Coppette di marrons glaces, lingue di gatto e canditi con Moscato di Asti. Barrette di mandorle e cocco.
– I primi tempi c’era sempre il dolce a cena. Budino al cioccolato, crème caramel...
– Non lavoravo e avevo più tempo.
– Adesso mi dispiace di non averti mai ringraziato per tutto quello che facevi.
– Eri sempre fuori.
– Che idiota sono stato, me ne sono reso conto tardi.
– Dopo essere stata assunta alle poste, mi sono concentrata sul lavoro anch’io.
– E questo mi ha confuso di più. Credevo fosse quello a mancarti, invece era un palliativo. In quindici anni di matrimonio non ho capito niente di te e poi, in soli due anni di lontananza, ho capito tutto.
– “Tutto” è una parola grossa. Che cosa è cambiato?
– Sono un’altra persona. Non rinnego il comportamento passato: non avevo gli strumenti mentali per agire diversamente. Lavorare sedici ore, dormirne otto e poi ripartire, mi veniva naturale come respirare. Solo adesso, con la testa di oggi, mi sembra assurdo. Sono parole che non avrei mai detto anni fa, ma le penso davvero.
– L’anno scorso sono diventata direttrice e qualcosa ho compreso del tuo comportamento. Avere delle responsabilità verso le persone che si affidano a te, ti cambia un po’ la vita. Però non si devono mai superare certi limiti. Hai rischiato l’infarto e per poco non sono morta di paura.
– Quello è stato il primo gradino verso la comprensione.
– E il secondo?
– La separazione.
– Ne hai avuto altri?
– Sì, altri 730. In questi due anni, ogni giorno senza di te è stato un gradino verso la comprensione di quanto avevo perso.
Paolo fece un profondo respiro, poi affrontò l’argomento.
– Hai portato i documenti?
– Sì, per la casa, l’avvocato ha proposto...
– La casa è tua. L’hanno pagata quasi tutta i tuoi ed è giusto che resti a te.
– Be’, tu hai pagato la ristrutturazione, i mobili, e tutte le spese per quindici anni.
– Un modesto contributo del quale non vale neanche la pena parlare. Ho detto che è giusto che sia tua e così sarà.
– Se hai deciso così, allora ti ringrazio.
– Non devi ringraziarmi. Se mi fai usare qualcosa per quindici anni, quando ci lasciamo, oltre a ridartela, sono io che ti devo ringraziare, non tu.
– Per l’assegno...
– Anche quello mi sta bene. Non voglio discutere nemmeno di questo. Scusami, vado in bagno, poi torno e firmo.
Paolo si allontanò per nascondere le lacrime che non riusciva più a trattenere.
Linda chiuse gli occhi e sospirò, cercando di sciogliere la tensione degli ultimi minuti.
Caffè alla turca e limoncello di Sorrento.
Quando Linda riaprì gli occhi, restò allibita. Il tavolo era sparecchiato! Non c’erano prove del fatto che avesse appena finito di cenare. Aggrottò la fronte, cercando di capire che cosa fosse successo. Da ragazza aveva sofferto di narcolessia, ma era guarita. Non le succedeva da molti anni di cadere in catalessi e vivere delle fantasie che al risveglio avrebbe giurato fossero vere. Aveva cenato o no con Paolo? Cominciò a dubitarne. Si guardò intorno, ma di lui nessuna traccia. Eppure, ricordava bene quando si erano sentiti al telefono per concordare l’appuntamento in cui avrebbe firmato i documenti del divorzio. Controllò la borsa e vide che erano al loro posto. Forse non era ancora arrivato? Si convinse che era così. Era arrivata prima di lui e si era seduta, addormentandosi poi per pochi minuti. Sorrise per tutte le sciocchezze che aveva rivissuto in sogno. Poi sospirò, perché in fondo quei ricordi le erano piaciuti.
In quel mentre entrò un vigile. Si avvicinò all’uomo che apriva la porta ai clienti. Gli chiese qualcosa e lui puntò un dito verso di lei. Il cuore iniziò a batterle forte. Era venuta in taxi, non potevano cercarla per un divieto di sosta. Linda non capiva cosa stesse accadendo, ma una profonda inquietudine l’assalì.
– Scusi il disturbo, signora – il vigile aveva una faccia contrita – stava aspettando qualcuno?
Linda non riuscì a rispondere. Un groppo le aveva chiuso la gola in una morsa. Una lacrima uscì incontrollata e le rigò una guancia, mentre annuiva.
– Sia forte, signora, ma... fuori è successa una disgrazia. Un’auto ha travolto un distinto signore che era diretto qui. Purtroppo è morto sul colpo. Io ho pensato che forse veniva qua per cenare con qualcuno, e allora sono entrato per verificare se ci fosse una persona che lo aspettava. Mi dispiace molto, ma avrei bisogno che uscisse a identificarlo, perché non abbiamo trovato il portafogli.
Di fronte alla conferma di ciò che il suo cuore le aveva preannunciato, Linda scoppiò in un silenzioso pianto incontrollato. Si alzò tremando, mentre le lacrime scendevano copiose sulle sue guance.
– Dove stai andando, Linda?
La voce di Paolo alle sue spalle le provocò un sussulto. L’idea di girarsi per controllare la terrorizzò. Con lentezza incredibile si voltò e... sì, era proprio lui! Gli gettò le braccia al collo, stringendolo forte.
– Qualcuno mi spiega cosa sta succedendo? – Paolo era perplesso.
– C’è stato un incidente e una persona è morta. Credevo fossi tu.
– Impossibile, ero in bagno.
Il vigile, mortificato, disse: – Scusatemi per l’equivoco, io faccio solo il mio lavoro...
Imbarazzato, l’uomo si allontanò. Paolo e Linda si sedettero. Un cameriere portò il caffè alla turca e il digestivo. Paolo era pensieroso, mentre aspettava che la polvere di caffè si depositasse sul fondo. Linda sapeva cosa stava pensando e anticipò le sue domande.
– Il dubbio l’ho avuto perché hanno sparecchiato e non me ne sono accorta. Ho avuto una crisi di narcolessia quando sei andato in bagno. Al risveglio, non sapevo cosa fosse reale. Per un momento ho pensato addirittura di aver sognato tutto. La cena, i nostri ricordi... Tutto vissuto nella mia mente in quei minuti di incoscienza.
– È colpa mia: ti ho causato uno stress eccessivo e hai avuto una ricaduta. Ti chiedo scusa, dammi i documenti. Li firmo subito, così puoi tornare a casa.
A Linda bastò un attimo per decidere. Tolse le carte dalla borsa e le fece in mille pezzi.
– E adesso che facciamo? – Paolo allargò le mani, sconcertato.
– Adesso andiamo a casa – disse Linda.
– A casa tua o a casa mia?
– A casa nostra. 🥰
FINE
L'Osteria del Cappello fu inaugurata nel 1379 ed è il più antico luogo per la ristorazione a Bologna. Sito a pochi metri da Piazza Maggiore, il nome del proprietario e del garante economico compare in un libro redatto dall'Ufficio delle Bollette in quell'anno. L'insegna riporta i fiocchi del cappello di un priore o di un vescovo, tutti di colore rosso per ricordare ai viandanti che per la chiesa dovevano essere disposti a versare il proprio sangue. I piatti riportati nel racconto non sono quelli presenti nel menu dell’Osteria. 🤔
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