Sono Cattolico (battezzato e cresimato), ma non sono un “convinto” quanto ad entusiasmo religioso; la prima volta che, con mia moglie, visitai Israele (un paio di mesi nell'estate del 1995), non vi andai come Ebreo o come "pellegrino in Terrasanta", ma come allegro turista.
Soggiornammo una settimana ad Eilat, una sul Mar Morto e due a Gerusalemme (ogni volta, in multiproprietà); sei giorni nel Kibbutz di Kfar Giladi (sito nell'estremo nord), e cinque giorni a Tel Aviv.
Ci spostavamo utilizzando il servizio israeliano di autobus "Egged".
Sia allora, che nelle altre volte che visitai Israele,mi trovai a contatto con Ebrei e Palestinesi e restai molto colpito dalle sostanziali differenze che intercorrevano fra gli uni e gli altri.
Non intendo essere offensivo nei confronti di alcuno, ma sono costretto ad ammettere che trovai i Palestinesi assai "divertenti", tanto quanto trovai gli Ebrei "antipatici".
Divertenti, i Palestinesi, in quanto incostanti, imprecisi, arruffoni ed indolenti; antipatici gli Ebrei, in quanto laboriosi, puntuali e tanto precisi da essere pignoli (erano tutti così, anche chi che svolgeva i lavori più umili e non era sicuramente una persona benestante).
Potrei fare centinaia di esempi: mi limito solo a farne qualcuno.
Eravamo a Gerusalemme ed il ristorante in cui stavamo pranzando (palestinese), era situato sulla terrazza di un edificio attiguo al Santo Sepolcro e la sua vista era spettacolare: a pochi metri c'era la cupola del Santo Sepolcro; poco lontano, la "Cupola della Roccia" e tutte le altre chiese, sinagoghe e moschee di Gerusalemme.
Quel ristorante avrebbe potuto fare affari d'oro, eppure i clienti erano pochi: nonostante, infatti, il cibo (arabo), fosse ottimo, il servizio, la pulizia e tutto il resto erano addirittura improponibili.
Nei ristoranti ebrei, al contrario (anche in quelli di categoria infima), tutto era diverso: camerieri precisi, attenti, disponibili e sorridenti; tempi di attesa, brevissimi e pulizia del locale sempre perfetta.
Ancora: i taxi palestinesi erano costosi, sporchi e, per portarti a destinazione, facevano giri lunghissimi; quelli ebrei erano economici, molto puliti e non facevano percorsi inutili, sol per incrementare il prezzo della corsa.
Qualche altro esempio?
- Ad Eilat vedemmo edificare un palazzo di dieci piani in una settimana: lavoravano svariate decine di operai (sembravano api in un alveare), ed erano tutti veloci ed efficienti;
- nell'acquisto dei biglietti di autobus extraurbani, la Egged includeva il prelievo dall'hotel ed il transfer fino al Terminal degli Autobus: un dipendente veniva a prenderci esattamente all'ora fissata e gli orari erano rispettati al minuto (solo il 21 agosto 1995 il Bus con cui da Gerusalemme andammo a Kfar Giladi, ritardò di ben SETTE minuti e capimmo la ragione di quel ritardo all'arrivo quando arrivammo nel Kibbutz e fummo informati che quella mattina, alcuni terroristi avevano messo una bomba in un autobus Egged, causando la morte di sei persone ed il ferimento di altre cento).
Impegno, precisione, laboriosità, intelligenza e via dicendo: tutto questo, e molto altro, caratterizza la storia del Popolo Ebraico.
Gli Assiri, i Babilonesi e, in ultimo, i Romani, li hanno costretti a sparpagliarsi nel mondo (Diaspora), eppure gli Ebrei non si sono mai persi d'animo e sono rimasti coesi, come religione e spirito di Popolo, pur nelle differenze relative ai posti dove erano migrati.
Oggi gli Ebrei (Sefarditi, Ashkenaziti, Mizrahì, Ebrei Berberi, Italkim, Romanioti, Falascha, Ebrei di Cochin, etc.), sono diversi fra loro per vestiario, abitudini e linguaggio (era stato pure inventato un nuovo idioma, lo Yiddish), ma sono accomunati dall'appartenenza ad un unico Popolo ed alla loro religione (rimasta la stessa nei vari milenni).
Da 2600 anni in qua, gli Ebrei hanno subito ogni sorta di oppressione, violenza, disprezzo e prevaricazione, eppure non hanno mai elemosinato alcunchè da alcuno e si sono sempre rialzati con impegno, volontà e forza.
L'unica volta che hanno chiesto qualcosa, è stato quando sono stati quasi sterminati con la Shoah: solo allora chiesero di poter tornare ad avere, dopo molti secoli, una loro Patria, una Nazione dove poter vivere tranquilli.
Sono ricchi e potenti?
I migliori scienziati, artisti, produttori, etc., sono Ebrei?
Tutto ciò è verissimo, ma non è dovuto ad altro che alla loro abilità ed all'impegno che hanno sempre messo in qualsiasi attività.
Eccoci arrivati, dunque, al vero punto dolente della questione.
Oggi, la Società deride e quasi disprezza chi è "efficiente", ed adora invece chi appaia povero e derelitto, pur se non lo sia davvero.
Molto più spesso di quanto non si creda, però, i cosiddetti "poveri e derelitti" sono tali solo nell'aspetto e sono, invece, dei veri e propri "poco di buono": in Europa, ad esempio, si vanno "accogliendo" migliaia di migranti che non hanno alcun requisito per definirsi "profughi", e che, probabilmente, stanno creando una rete di affari non del tutto trasparenti (e di cui, forse, solo in seguito si vedranno i relativi e perniciosi effetti).
In siffatto contesto, l'Ebreo colto, efficiente, preciso e determinato, appare antipatico e quasi odioso.
Quando Israele è stata aggredita da Ḥamās e da Hezbollah, nessuno ha intrapreso alcun "giro" ed anzi sono stati richiamati in Patria i giovani Ebrei (300.000), di tutto il mondo; essi, obbedienti, si sono subito recati in Israele (a spese loro e, forse, chiedendo ai loro datori di lavoro il permesso di assentarsi per qualche tempo).
Oltre 200 persone (fra cui decine di bimbi innocenti), sono nelle mani di Ḥamās ed attendono di saper quale sarà la loro sorte, eppure la reazione dei parenti è composta e pacifica: le foto delle persone seguestrate sono esposte in bella vista ed i parenti, gli amici e gli estranei, si limitano a chiedere la loro liberazione facendo in modo di piangere meno possibile, nonostante vorrebbero piangere tanto.
Le famiglie ebree (tutte), le Sinagoghe, etc., si sono autotassate per l'acquisto di cibo e vestiario da destinare ai loro giovani soldati; tutti (uomini e donne; vecchi e giovani), lavorano a turno per il confezionamento dei pasti dei militari; molti parcheggi sotterranei son stati trasformati in ospedali attrezzati (essenziali per le esigenze belliche), e tutto ciò sta avvenendo in apparente calma.
In sostanza, da un giorno all'altro migliaia di ragazze belle e civettuole e di ragazzi allegri e ridanciani, sono tutti diventati soldati seri ed efficienti, pronti a morire per il loro Paese, Israele.
Mi rendo conto che questo è davvero troppo, per tutti noi e forse preferiremmo vedere persone malvestite ed urlanti che elemosinano ogni possibile aiuto: il nostro "ego" sarebbe molto più soddisfatto, non c'è ragione per non ammetterlo!
Come "lacrimare", infatti, nel guardare persone che, calme, pacate ed educate, lavorano attivamente in favore del loro stesso Popolo?
Ho sentito amici che, guardando in TV cosa stava accadendo in Israele il 7 ottobre, avevano subito detto: "Io fuggirei subito da Israele! Troppo pericoloso restare!".
Ebbene, gli Ebrei non solo NON sono fuggiti, ma, addirittura, hanno lasciato i Paesi in cui risiedevano (USA, Europa, etc.), per TORNARE in Israele e dare aiuto a chi ne avesse bisogno: è davvero eccessivo, per noi, e ci fa sembrare antipaticissimi gli Ebrei, efficientissimi.
Il nostro sconvolgimento è tale che ci impedisce pure di essere razionali: abbiamo chiamato Putin "criminale" perchè HA aggredito l'Ucraina (e non abbiamo tenuto conto dei "crimini" commessi dagli Ucraini nel Donbass), ed ora chiamiamo "criminale" Israele perchè È STATO aggredito (e giustifichiamo, altresì, l'aggressione di Ḥamās con i "crimini" che Israele avrebbe commesso nel passato): senza accorgecene, applichiamo il principio dei "due pesi e due misure".
Personalmente, sono convinto di ciò e credo che i Palestinesi non siano altro che povere ed innocenti pedine di un disegno islamico (sunnita e sciita), volto ad eliminare dalla faccia della Terra lo Stato di Israele ed a ricacciare gli Ebrei nella stessa Diaspora in cui li avevano costretti Assiri e Babilonesi (dopo la distruzione di Samaria, nel 722 a.C., e l'assedio e la distruzione di Gerusalemme, rispettivamente del 597 e del 586 a.C.), nonchè i Romani (dopo la definitiva distruzione di Gerusalemme del 135 d.C.).
Il mondo islamico provò a distruggere Israele il giorno stesso (14 maggio 1948), in cui fu proclamata la nascita di quello Stato: furono i primi ad aggredire Israele ma furono sconfitti e da allora la distruzione di Israele è rimasto il loro fine ed il loro principale intento, a prescindere dai "trattati" (bi o plurilaterali), che si sono susseguiti dal 1948 in poi (e che, a mio sommesso avviso, tutti i loro firmatari non Israeliani sono pronti a disattendere e violare).
Francesco Andreoli
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