Credo fosse il mese di agosto del 1940, o forse del '41. Ancora una volta mamma ed io eravamo andati in villeggiatura da soli. Forse, o forse no, era il piccolo borgo ove eravamo già andati altre volte: S.Stefano di Cadore. Sicuramente era un paese di montagna. Papà, come spesso avveniva, era rimasto a Padova per lavoro e probabilmente anche per limitare le spese.
Amante dei cani, fin dalla nascita, avevo subito fatto amicizia con un randagio rossiccio che avevo chiamato Raci, nome preso da un cartello stradale, e che, me ne resi conto anni dopo, significava Regio Automobil Club Italiano.
Come di consueto, avevamo affittato una stanza nella casa di un paesano e la nostra principale attività era andare in giro per il paese, fermarci in qualche piccolo bar per prendere qualche bibita o fare lunghe passeggiate lungo i sentieri che si inerpicavano tra prati e boschi.
Una mattina, durante una di queste escursioni, ci imbattemmo in un branco di bovini che pascolavano in un prato. Mamma, che aveva una paura quasi patologica nei confronti di questi animali, non appena li vide si fermò di colpo.
Stranamente quelle stupide bestie sembrava riuscissero a percepire quel timore, e alcune di loro si avviarono, apparentemente minacciose, verso di noi.
"Scappiamo, scappiamo" strillò mamma e tirandomi per mano ripercorremmo di corsa il tratturo che portava al paese.
Qualche giorno dopo stavo giocando, da solo, nella strada completamente deserta prospiciente la nostra abitazione quando all'improvviso un'intera mandria bovina, proveniente dai monti, discese lungo la via. Terrorizzato mi addossai con le spalle contro un muro di cinta mentre decine di enormi bestie mi sfilavano davanti. Improvvisamente una di queste, probabilmente un bue, si fermò e abbassando le corna venne verso di me. Mamma, che in quel momento si era affacciata alla finestra del secondo piano, dall'altra parte della strada, vide la scena e lanciò un grido acuto che fece arrestare per un attimo il mostro che subito dopo, incurante delle reiterate urla di mia madre, riprese la sua avanzata a testa bassa con l'evidente intento di incornarmi. Mamma era rimasta impietrita non sapendo cosa fare se non lanciare urla di spavento, ma ecco che in cima alla strada comparve una nuvoletta di polvere che si avvicinava rapidamente. Era Raci che correva ventre a terra verso di me. In pochi secondi il cane si frappose, ringhiando selvaggiamente e con il pelo irto, tra me ed il bue che dopo qualche perplessità abbassò nuovamente le corna. A quel punto Raci smise di ringhiare e passò all'attacco alzandosi sulle zampe posteriori e balzando contro il muso dell'avversario azzannandolo e mettendolo in fuga.
Caddi a sedere per terra mentre Raci, festoso e scodinzolante mi leccava la faccia. Subito dopo ero tra le braccia di mia madre.
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