lunedì 22 agosto 2022

PARLAMENTO - Ricordo della 2° liceale al Tommaso Campanella di Reggio Calabria

Sta Federico per entrare in classe

ed ecco Rocco Arena entra in cortile

con giacca nuova e scarpe lucidate.

Compagni di seconda ei passa e chiede

fatemi scorta al preside Menallo.

Il preside era dentro, in presidenza,

e Rocco allor si fece in sul portone

e fatto un gran pernacchio fuggì via.

Allor diè un urlo il preside Menallo 

e chiamò i professori a parlamento.


Ed anche Rocco tenne parlamento

che certo non mancavan di coraggio

i suoi compagni. Catalan non c'era

ne Raspa c'era, e forse anche mancavan

Vecchio e Moscato, ma robusti e fieri

non mancavano gli altri, fra gli scuri

banchi di legno, negli brevi spazi

i baldi eroi tenevan parlamento

al sol di maggio. Da finestre e porte

Le donne riguardavano e i bidelli.


Signori di seconda - Rocco dice

soldi di tasca fuor chiede Menallo

pur come d'uso. Fece Pasqua il lurco

con i nostri soldi ed or ritorna in caccia.

Per le sue tasche due scomunicati

compagni a tempo lor fecer raccolta.

Trasse di tasca a noi duemila lire

ma dal cranio non tolseci il cervello.

Cuccio non diede in quanto se ne frega.

Risponde Raffa: Cuccio ha cervel buono.


Signori di seconda-Rocco dice:

i professor fatto consiglio in classe

torneranno qui ancora con pretese

di sospensioni e pentimenti. Quale

volete o cari amici? O via saltare

dalle finestre riguardando indarno

o mandar messi al preside e affrontare

a fischi ed urla il gran Menallo in campo?

A fischi ed urla tuona al parlamento

a fischi ed urla il Menalloide in campo.


Or si fa innanzi il capo di Turano,

di ben cinque millimetri soverchia

Francesco e Mario a Rocco Arena intorno.

Ne la gran possa de la sua persona

torreggia in mezzo al parlamento; ha in mano

una cicca. Una bruna cameriera

vieni al balcone e guarda dalla sponda.

Batte il sol nelle chiare oneste facce

ne le chiome e negli occhi risfavilla.

Parla Turano pieno di coraggio.


Vi sovvien dice il nobile Turano

tre giorni non entrammo e si scialaron

il preside gli alunni e i professori

al ritorno fu il bando: uscite o tristi

con i libri coi fogli e con le robe

i genitori vuole il professore.

E seccati tornammo al nostro alloggio

reclutammo comari e anche bifolchi.

Tornati a scuola con le madri e i padri

ci hanno trattati come cani rognosi.


Vi sovviene-dice il nobile Turano

quel giorno che eravam tutti giulivi

ancora verso noi teser la mano

dai nostri portafogli ad una ad una

volar vedemmo ben duecento lire

"per la bandiera". E al fin della ruina

tremenda ci arrivò nuova richiesta

date ancor soldi senza tante storie

dateci soldi ancor per i vetrini

soldi altri soldi vuole il professore.


Così dicendo il nobile Turano

con tutte e due le man copriasi gli occhi

e singhiozzava in mezzo al parlamento

singhiozzava e piangea come un fanciullo

ed allora per tutta la seconda

trascorse quasi un fremito di belve

da le porte, gli amici e dai banconi

pallidi, irati, con le braccia

tese, nell'ansia del momento

gridavan: non daremo più un quattrino!


Or ecco dice nobile Turano

ecco io non piango più. Venne il dì nostro,

o cari amici, e vincere bisogna

ecco io mi asciugo gli occhi e a te guardando

o preside Menallo fo sacramento

diman di sera li becchini avranno

da scavare una tomba al cimitero

e la scavi pur io - ma ognuno dice:

certo fia meglio uno più forte - il sole

nascose il volto dietro un nuvolone.


Sergio Bertoni.

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