Un’ombra quasi nera si staglia nella sera
cavalca ad occidente, verso il sole
morente.
Va il vecchio cavaliere, sul suo cavallo
bianco
ancor più vecchio e stanco, verso montagne
nere.
Nell’angolo del volto trema un sorriso assorto
E’ lunga ancor la strada. La bruma sembra
viva.
Ma è goccia di rugiada o lacrima furtiva
quella che d’improvviso compare sul suo
viso?
Ricorda i giorni belli e le valli boscose,
l’olezzo delle rose, il canto degli
uccelli.
Ricorda quella rena che si perdea nel mare
E una voce serena che lo facea sognare
Ricorda il primo bacio dato quasi per
gioco,
e il divampar d’un fuoco che poi divenne
amore
Ricorda quel terrore di veder lei soffrire,
perso in quegli occhi dolci che lo facean
morire.
E’ un ricordo d’amore, intriso di dolore:
La dama che lo amava, pian piano se ne
andava.
L’amor che lui le diede era grande e
profondo,
ma quello della dama era il più grande al
mondo.
Emergendo, per poco, dal sonno e dall’oblio
lei disse “amore mio” e poi lo abbandonò.
Venne madonna Morte con la sua falce snella
prese la dama bella e via se la portò.
Giunge il cavallo bianco alle montagne
nere.
Discende dall’arcione il vecchio cavaliere.
Abbraccia il suo destriero che nitrisce in
risposta
e si avvia pel sentiero verso l’ultima
posta.
Tremano le sue gambe ma il suo volere è
forte,
ha in dispregio la vita, vuole affrontar la
sorte.
Viene madonna Morte con la sua falce
snella,
riunisce il cavaliere con la sua dama
bella.
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