martedì 24 aprile 2018

La ballata dell’amore perduto



Un’ombra quasi nera si staglia nella sera
cavalca ad occidente, verso il sole morente.
Va il vecchio cavaliere, sul suo cavallo bianco
ancor più vecchio e stanco, verso montagne nere.
Nell’angolo del volto trema un sorriso assorto
E’ lunga ancor la strada. La bruma sembra viva.
Ma è goccia di rugiada o lacrima furtiva
quella che d’improvviso compare sul suo viso?

Ricorda i giorni belli e le valli boscose,
l’olezzo delle rose, il canto degli uccelli.
Ricorda quella rena che si perdea nel mare
E una voce serena che lo facea sognare
Ricorda il primo bacio dato quasi per gioco,
e il divampar d’un fuoco che poi divenne amore
Ricorda quel terrore di veder lei  soffrire,
perso in quegli occhi dolci che lo facean morire.

E’ un ricordo d’amore, intriso di dolore:
La dama che lo amava, pian piano se ne andava.
L’amor che lui le diede era grande e profondo,
ma quello della dama era il più grande al mondo.
Emergendo, per poco, dal sonno e dall’oblio
lei disse “amore mio” e poi lo abbandonò.
Venne madonna Morte con la sua falce snella
prese la dama bella e via se la portò.

Giunge il cavallo bianco alle montagne nere.
Discende dall’arcione il vecchio cavaliere.
Abbraccia il suo destriero che nitrisce in risposta
e si avvia pel sentiero verso l’ultima posta.
Tremano le sue gambe ma il suo volere è forte,
ha in dispregio la vita, vuole affrontar la sorte.
Viene madonna Morte con la sua falce snella,
riunisce il cavaliere con la sua dama bella.

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