mercoledì 24 ottobre 2018

LA BICICLETTA NERA di Stefania P. Nosnan

Un romanzo che racconta un episodio della seconda guerra mondiale non poteva non interessarmi, trattandosi di una fase della vita ben presente nella mia memoria. A parte un prologo, sconclusionato e da modificare radicalmente o da eliminare del tutto, l’inizio della storia, così come talvolta accade, è lento e apparentemente noioso. Poi il racconto pian piano prende vita con l’impacciato incontro di Umberto, un timido giovane capitano dell’esercito italiano, con Emma, una bella ragazza che, suo malgrado, non sapendo dove rifugiarsi, si trova preoccupata e titubante nella stazione di Milano, circondata da una vociante moltitudine di soldati italiani e tedeschi in attesa di partenza. Questo casuale incontro diventa il preludio di una breve, ma intensa e delicatissima vicenda d’amore. La storia, da questo momento in poi, inizia a farsi pressante e coinvolgente: l’armistizio di Cassibile, siglato segretamente il 3 settembre 1943, ha dato il via ad un crudelissimo conflitto italo-tedesco nel quale sono coinvolte sia le disorganizzate e male armate truppe italiane, vergognosamente abbandonate alla loro sorte dalla Real Casa e dai comandanti in capo, fuggiti a Brindisi, sia i cittadini inermi finiti in preda alle crudeli e atroci vendette delle truppe di occupazione tedesche e delle ricostituite milizie nazifasciste. Umberto, dopo alcune indimenticabili notti d’amore con Emma, la ragazza di cui si è innamorato, e che appassionatamente lo ricambia, è costretto a fuggire insieme con i soldati del suo plotone alcuni dei quali vengono falciati dalle mitragliatrici dei tedeschi. Alcuni flashback ci narrano della sua triste infanzia, vittima di un padre violento e ubriacone, altri, ci mostrano lo sterminio dei familiari di Emma, uccisi da un bombardamento. La narrazione, proseguendo, diviene serrata e incalzante: allucinanti e realistiche le condizioni di miseria e di paura della popolazione, disperata e coraggiosa la resistenza dei pochi malconci e male armati soldati italiani contro le ben addestrate truppe tedesche; vivide e indimenticabili le vicende e le traversie della giovane Emma che infine trova rifugio alle dipendenze di una ricca signora veneziana. Senza volere fare spoiler, e senza quindi entrare nella descrizione degli avvenimenti, posso quindi affermare che si tratta di un romanzo molto crudo e avvincente, rarissimi e quasi senza importanza alcuni refusi oltre a qualche inesattezza grammaticale a pagina 247. L’odore della paura, giustamente evidenziato dalla scrittrice, sovrasta l’intero romanzo e coinvolge e sconvolge il lettore. “La bicicletta nera” è un duro racconto-verità che sarebbe opportuno che, dopo un necessario e accurato lavoro di editing, venisse attentamente letto dai giovani d’oggi che non hanno la benché minima idea delle atrocità subite dai loro nonni nel corso dei tristi anni della seconda guerra mondiale.

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