Un romanzo che racconta un episodio della seconda guerra
mondiale non poteva non interessarmi, trattandosi di una fase della vita ben
presente nella mia memoria. A parte un prologo, sconclusionato e da modificare
radicalmente o da eliminare del tutto, l’inizio della storia, così come
talvolta accade, è lento e apparentemente noioso. Poi il racconto pian piano
prende vita con l’impacciato incontro di Umberto, un timido giovane capitano
dell’esercito italiano, con Emma, una bella ragazza che, suo malgrado, non
sapendo dove rifugiarsi, si trova preoccupata e titubante nella stazione di
Milano, circondata da una vociante moltitudine di soldati italiani e tedeschi in
attesa di partenza. Questo casuale incontro diventa il preludio di una breve,
ma intensa e delicatissima vicenda d’amore. La storia, da questo momento in poi,
inizia a farsi pressante e coinvolgente: l’armistizio di Cassibile, siglato
segretamente il 3 settembre 1943, ha dato il via ad un crudelissimo conflitto
italo-tedesco nel quale sono coinvolte sia le disorganizzate e male armate
truppe italiane, vergognosamente abbandonate alla loro sorte dalla Real Casa e
dai comandanti in capo, fuggiti a Brindisi, sia i cittadini inermi finiti in
preda alle crudeli e atroci vendette delle truppe di occupazione tedesche e
delle ricostituite milizie nazifasciste. Umberto, dopo alcune indimenticabili
notti d’amore con Emma, la ragazza di cui si è innamorato, e che
appassionatamente lo ricambia, è costretto a fuggire insieme con i soldati del
suo plotone alcuni dei quali vengono falciati dalle mitragliatrici dei tedeschi.
Alcuni flashback ci narrano della sua triste infanzia, vittima di un padre
violento e ubriacone, altri, ci mostrano lo sterminio dei familiari di Emma,
uccisi da un bombardamento. La narrazione, proseguendo, diviene serrata e
incalzante: allucinanti e realistiche le condizioni di miseria e di paura della
popolazione, disperata e coraggiosa la resistenza dei pochi malconci e male armati soldati
italiani contro le ben addestrate truppe tedesche; vivide e indimenticabili le
vicende e le traversie della giovane Emma che infine trova rifugio alle
dipendenze di una ricca signora veneziana. Senza volere fare spoiler, e senza
quindi entrare nella descrizione degli avvenimenti, posso quindi affermare che
si tratta di un romanzo molto crudo e avvincente, rarissimi e quasi senza
importanza alcuni refusi oltre a qualche inesattezza grammaticale a pagina 247.
L’odore della paura, giustamente evidenziato dalla scrittrice, sovrasta
l’intero romanzo e coinvolge e sconvolge il lettore. “La bicicletta nera” è un
duro racconto-verità che sarebbe opportuno che, dopo un necessario e accurato
lavoro di editing, venisse attentamente letto dai giovani d’oggi che non hanno
la benché minima idea delle atrocità subite dai loro nonni nel corso dei tristi
anni della seconda guerra mondiale.
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