Da molto tempo non mi concedevo il piacere di leggere qualcosa di diverso dai romanzi, scelti di solito tra la produzione di care colleghe o tra titoli osannati dalle recensioni dei lettori (e raccogliendo, a volte, qualche delusione).
Questo lavoro di Sergio Bertoni mi era stato consigliato da un’amica, che ringrazio, e l’ho scaricato attratta dal fatto che in quel momento era in promozione gratuita e dal ricordo dell’opera teatrale di Shaw che avevo letto in gioventù, quando ero una divoratrice onnivora di carta stampata, ma non possedevo la maturità per approfondire personalmente i significati più o meno nascosti nelle opere dei grandi scrittori, in questo caso particolare nella storia di Candida, né mi davo la pena di documentarmi in proposito. Anche oggi, nonostante io non sia più un’adolescente, non possiedo la cultura e la capacità di analisi che sarebbero necessarie per commentare in modo adeguato il lavoro di Bertoni, e devo limitarmi a dire che l’ho trovato interessantissimo, ma anche piacevolmente bello e coinvolgente come un romanzo.
La scrittura infatti, anche se è profonda, accurata e sapiente, non è “erudita” nel senso negativo e respingente del termine, è scorrevole, semplice e di facile comprensione anche da chi, come me, ha ormai perso la capacità di leggere lavori difficili e impegnati, mentre l’ossatura del saggio è così ben organizzata che anche un profano non trova difficoltà nel seguire le argomentazioni dell’autore. Personalmente mi si è aperto un mondo nello scoprire una chiave di lettura che ai tempi non avevo considerato e ora ho una gran voglia di rileggere Candida tenendo a portata di mano il saggio di Bertoni.
Alla prima parte accennerò più avanti, ora voglio annotare la bravura e la chiarezza dell’autore nel presentare i vari personaggi che compaiono sulla scena, sviscerandone le psicologia e la mentalità tenendo conto dell’epoca, con tutte le sue particolari connotazioni, che è teatro, e parte integrante, delle vicende narrate.
Il personaggio, a parer mio, meglio analizzato e approfondito, e che mi ha davvero affascinata, è quello del giovane Marchbanks, un diciottenne che non è più bambino ma non ancora uomo, che ragiona e si comporta con il tipico modo immaturo di giudicare proprio dell’adolescenza. Ma attraverso le pene d’amore, egli abbandona la sua innocenza e diventa uomo. Con una sofferenza resa ancor maggiore dal suo essere “poeta”, acquista una maturità diversa che va “oltre” “in un mondo dove l’amore trascende gli stupidi banali fatti contingenti legati a una morale borghese” e che lo spingerà ora “a integrarsi con un universo più vasto”
Ho trovato interessante anche lo studio del personaggio di Morell, con la sua mentalità così ben aderente a quella della società del periodo, l’epoca vittoriana, che vive e si nutre di apparenze e di convenzionalismo.
L’analisi del personaggio di Candida, rivoluzionario e demitizzante, mi ha coinvolta di meno, e credo che lo stesso Bertoni lo abbia trovato meno interessante rispetto agli altri (ma forse è un’impressione personale dovuta alla mia “ignoranza”), sebbene proprio Candida sia lo specchio delle idee innovative dell’autore, che tuttavia si manifestano in un’infinità di altri aspetti della commedia.
Anche i personaggi minori, il padre di Candida, rozzo e pur coerente e sincero, la segretaria di Morell, povera, patetica zitella alle prese col suo amore senza speranza, attraverso l’approfondita analisi di Bertoni acquistano un valore e un significato nel contesto dell’opera che io allora, non avevo assolutamente intuito, considerandoli nella mia superficialità adolescenziale, solo come personaggi di contorno privi di importanza.
Ma quante cose non avevo colto! Come i particolari dell’ambiente, mai fine a se stessi, e i significati simbolici presenti in tutta la narrazione e che l’autore del saggio è bravissimo a farci notare. Ad esempio la piccola seggiola per bambini posizionata nello studio di Morell, un luogo dove i bambini non entrano mai, e dove a turno alcuni dei personaggi si siedono, riveste un significato che io mai avrei scoperto se Bretoni non me lo avesse indicato!
Il riassunto, o meglio, la presentazione dei tre atti dell’opera di Shaw mi hanno piacevolmente rinfrescato la memoria obbligandomi ancora una volta a riflettere su ciò che non avevo afferrato, aiutata dalle citazioni della commedia e dalle considerazioni di altri critici letterari.
Un saggio davvero importante questo di Sergio Bretoni, che di certo è il frutto di un lungo, encomiabile lavoro di ricerca e che io mi sento di consigliare a tutti.
In particolare chi ama leggere, o anche scrivere, romance di ambientazione vittoriana troverà non pochi spunti di riflessione in ogni parte del saggio, e specie nella prima, quando l’autore si sofferma a descrivere e ad analizzare in modo chiaro e approfondito il contesto socio-culturale dell’epoca.
Grazie Sergio Bertoni! E ora sono alla ricerca di una edizione dell’opera di Shaw ben tradotta in italiano (ai tempi, avendo poco denaro ero un’assidua frequentatrice della biblioteca civica), per mia sfortuna il mio inglese non è sufficientemente buono da permettermi una rilettura in lingua originale.
Cinque meritatissime stelle. Ma, potendo, ne attribuirei di più.
Silvana Sanna
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