venerdì 11 ottobre 2019

IL RISVEGLIO - Giuliano Bertoni

Un racconto brevissimo
IL RISVEGLIO
Quella sera Riccardo non si sentiva troppo bene: il naso gli colava e in gola aveva un vago bruciore.
“No, non posso coricarmi così, pensò, se mi prende uno dei miei attacchi d’asma resto soffocato”.
In effetti l’età non gli consentiva di spaziare molto sui medicinali: tra colesterolo, gastrite e prostata doveva già ingoiare un bel po’ di “confetti”, come li chiamava lui, e qualunque cosa in più rischiava di provocare ulteriori danni, quindi la decisione di prendere un’aspirina per alleviare, e forse bloccare, l’incipiente raffreddore, risultò particolarmente sofferta ma alla fine si decise e prese la temuta pasticca.
Non tenne conto del calo di pressione che ne sarebbe derivato. Aveva sempre avuto la pressione bassa, tanto che quando era donatore di sangue doveva sempre affrontare le perplessità dei medici che lo sconsigliavano e sempre si era rialzato senza conseguenze dal lettino usato per il prelievo, quindi anche stavolta non se ne curò. Finì di guardare lo sceneggiato televisivo che seguiva da tempo e, quando si alzò per andare a dormire si sentiva già più libero di respirare e con la gola meno dolente.
Indossato il pigiama, si sedette sulla sponda del letto e si organizzò, sistemando sul comodino gli occhiali e la penna che adoperava per compilare la “Settimana Enigmistica”: un’abitudine che gli era utile per vuotare la mente dai pensieri quotidiani e conciliare il sonno.
Stava quindi per infilarsi sotto le coltri quando decise di fare un’ultima capatina in bagno, tanto per non doversi svegliare nel cuore della notte per l’urgenza inflitta dalla sua prostata ipertrofica.
Si alzò dunque lestamente in piedi e… e il mondo, improvvisamente, scomparve.
Aprì gli occhi e, alla debole luce della abatjour accesa sul comodino, si vide: lungo disteso, un piccolo rivolo di sangue sul pavimento e un forte dolore alla testa. Si toccò e si sentì freddo e rigido.
Devo alzarmi, si disse, e faticosamente si alzò in piedi. “vado in bagno e mi faccio un impacco freddo alla fronte”, disse tra sé e sé, e si avviò per il corridoio scuro, appena schiarito dalla debole luce che filtrava dalla stanza del figlio che di solito si tratteneva a leggere fino a tarda notte. Aprì quindi la porta e, pur senza aver acceso, trovò l’ambiente stranamente luminoso per un chiarore soffuso di cui non si indovinava l’origine.
Per la verità non sembrava nemmeno il solito ambiente. Guardò quindi nella direzione del grande specchio che sovrastava il lavabo e vide la propria immagine che lo guardava, quasi con stupore. Sì, sembrava proprio la sua immagine ma non era più quella di un anziano ultrasettantenne canuto e rugoso, pareva quasi di vedere se stesso ringiovanito di una quarantina di anni. Quell’immagine poi non si muoveva come lui, anzi l’immagine lo guardò fisso negli occhi e parlò: “che fai qui? Non dovevi venire adesso. Torna subito indietro” e gli indicava la porta con un piglio perentorio che non ammetteva repliche.
Riccardo, sempre più frastornato, non seppe far altro che obbedire. Senza dire una parola tornò in camera da letto. Sua moglie riposava ormai da tempo, con un sommesso ronfare che la faceva somigliare a un gatto che fa le fusa, immersa in un sonno profondo. Lui era ancora lì sul pavimento, disteso con la testa in direzione del comodino ma un po’ più discosto di come ricordava e non si vedeva più quel sottile rivolo di sangue sotto la fronte. Si toccò, e stavolta il corpo apparve tiepido. Il cuore pulsava di nuovo, forse anche con un’insolita accelerazione. Riaprì gli occhi e si chiese cosa fosse successo: perché non era sul letto? Si era forse rigirato nel sonno ed era caduto? No - e i ricordi riaffiorarono - doveva aver perso i sensi quando si era alzato troppo in fretta. Ora sentiva un forte dolore, al ginocchio destro e alla fronte.
“Ho battuto per terra, si disse. Fortuna che non ho incocciato lo spigolo del comodino o mi sarei rotto la testa”.
Appoggiandosi alla traversa del letto si risollevò lentamente.
“Anna, sono caduto!” Disse, a voce alta, all’indirizzo della moglie.
Bzzz, rron, …male? Farfugliò la moglie rigirandosi pigramente e riprendendo il suo sommesso ronfare.
Riccardo si trascinò nel bagno che nel frattempo aveva ripreso le sue normali sembianze, si osservò allo specchio notando che il solito vecchio presentava un grosso bozzo sulla fronte, lo inumidì con acqua fredda senza trovare particolare sollievo, andò a svuotare la vescica che cominciava a dare segni d’impazienza e tornò a letto.
Questa volta rinunciò alle parole crociate: una rapida occhiata all’orologio a led sul comodino lo informò che era quasi mattina, quindi si rimboccò le coperte, spense la luce e si abbandonò ad un sonno profondo.

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