Il Maniero
Nel Manier di Montalesti
mezzanotte è già scoccata
e i fantasmi si son desti
nella rocca abbandonata.
Il rumor delle catene
fa tremare le vetrate
e una fiamma s’intrattiene
sulle mura insanguinate
Nelle sordide segrete
suonan grida di anatema
ed un’eco le ripete
sulla torre saracena
Nel salone del palazzo
corre ignuda Lanfrancesca
immolata dal re pazzo
che l’appese alla bertesca
nella gabbia di sei grate
senza bere né mangiare
finché il sole dell’estate
non
la fece disseccare.
Del fossato nella guazza
ghigna il conte di Valmocchi
che portaron sulla piazza
con le braci dentro gli occhi.
In presenza dei suoi figli
della pelle fu scuoiato
e l’appesero sui tigli
contro un cielo immacolato.
Il lamento di Aracante
s’ode ancor per le cucine
già che osò di farsi amante
di regali concubine
Gli mozzarono le mani
e, col corpo dilaniato,
fu gettato in pasto ai cani
e da questi divorato.
Sulla cinta delle mura
Veglia il vecchio alabardiere
Mai conobbe la paura
in cinquanta primavere.
Fu compagno di battaglia
di sei nobili signori,
per giaciglio ebbe la paglia,
furon l’armi i suoi tesori.
Della peste la iattura
Sterminò tutti nel letto.
Lui restò nell’armatura
sopra il mastio maledetto.
Mai sconfitto nel duello
combatté pure la sorte:
spezzò l’ultimo quadrello
sulla falce della Morte.
Nelle notti di tregenda
della pugna il gran frastuono
vuol del luogo la leggenda
che si mescoli col tuono.
Quando il sole del mattino
striscerà sulle vetrate
dormirà anche il paladino
con l’altr’anime dannate.
Giuliano Bertoni
Nessun commento:
Posta un commento