domenica 27 dicembre 2020

Addio, Mario Piga

Domenica mattina, manca un quarto d’ora alle otto. Nessun suono nell'aria; un tempo, un tempo molto lontano, dalla chiesa qui vicina giungeva il rintocco sonoro e accattivante delle campane. Poi le campane sono state ammutolite e il loro suono è stato simulato da un registratore che, mediante degli altoparlanti, diffonde dei rintocchi che con quelli vibranti e struggenti delle campane vere non hanno nulla in comune. Oggi anche l’altoparlante tace, la città è spettrale, silenziosa e vuota. L’aria è attraversata dal frullare delle ali di un gabbiano, anche i colombi, che un tempo volteggiavano a frotte, sono scomparsi. I piccioni temono come la peste questi gabbiani feroci e sanguinari che giungono fin qui dal mare in cerca di cibo. Non mi piacciono i gabbiani, sono eleganti con le loro grandi ali ma sono più crudeli e aggressivi dei falchi, e spesso gli altri uccelli diventano la loro preda.

Nelle strade deserte e vuote appare un camioncino bianco, un cancello si spalanca, il furgone si immette in un vialetto in discesa e si ferma all'interno di un cortile. Ne discendono due uomini con una tuta rossa, evidentemente si tratta di un mezzo del pronto soccorso e, in quel palazzo, qualche altra tragedia si sta consumando.

Il mio pensiero vola a una persona che non c’è più. Una persona che spesso compariva su questa pagina. Era un amico. Si, può sembrare strano perché a volte siamo stati in contrasto a causa delle sue espressioni spesso fin troppo irruente e sprezzanti nei confronti di certi avversari politici. Talvolta mi ha irritato, è vero, ma le sue invettive erano oneste e sincere, profondamente sentite ed espresse con vigore e senza malizia dal profondo dell’animo suo. L’ho capito, e anche se non ero d’accordo l’ho accettato. Era comunque un amico e gli amici si accettano anche se non condividiamo le loro idee che, comunque, hanno il sacrosanto diritto di esprimere. Che dire? L’ho accettato e me ne sono ritrovato amico al di là di quanto avessi potuto immaginare. E ora mi manca. Si, Mario, ora mi manchi e rimpiango le tue invettive contro certi... idioti. Invettive che ti uscivano dall'anima, un’anima onesta e sincera e quindi, anche solo per questo, apprezzabile. Spero solo che tu non abbia sofferto e che l’angelo nero ti abbia portato via in silenzio durante il sonno. Non sarà facile dimenticarti e non lo faremo. Io non lo farò. Addio, caro vecchio impetuoso e focoso amico, ci mancherai. Mi mancherai.

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