Apro gli occhi, un’occhiata al quadrante luminoso della radiosveglia mi fa sussultare: sono le 8:45! Strano. Di solito in questi ultimi giorni mi sveglio molto prima, e ricordo bene di essermi coricato verso le 23:30. È un’abitudine che ho preso da poco, di solito restavano sveglio fino alle tre o anche alle 4:00 del mattino e mi alzavo tardissimo, ma ora, dopo la cena e mentre guardo qualche spettacolo televisivo gli occhi mi si chiudono, mi ritrovo a sonnecchiare e preferisco coricarmi. La luce del giorno penetra attraverso gli scuri, mi alzo lentamente evitando movimenti bruschi alla mia schiena indolenzita e mi sciacquo velocemente il viso con l’acqua calda. Finalmente, dopo alcuni giorni di lavoro degli operai, la caldaia ha ripreso a funzionare! Inzuppo la spugna nell'acqua bollente e me la appoggio sugli occhi. Il calore mi fa bene e mi rischiava la vista. Mi metto faticosamente calzini, un gesto semplice che gli anni hanno reso difficile. Indosso un mio pesante e antiquato pigiama di flanella e una vestaglia di pile. Spalanco la porta finestra e apro gli scuri: una folata di vivificante aria fredda mi investe, respiro a pieni polmoni. Fuori, un’acquerugiola stanca continua a riversarsi da un cielo cupo e nuvoloso. Durante la notte ha piovuto molto, la temperatura è scesa e l’aria è gelida. Un colombo infreddolito svolazza e si posa su di un lampione. Sembra l’unico essere vivente ancora in giro. Le strade sono deserte, non si sente alcun suono e non si vede anima viva. Oggi è sabato, è il 26 dicembre di questo disastroso anno duemilaventi. La città è immobile, muta e silenziosa ricorda i paesaggi spettrali dei film di fantascienza dopo che qualche misterioso morbo ha sterminato l’umanità. Il morbo in effetti esiste, è quel dannato Coronavirus, detto anche Covid19 che da oltre un anno si sta diffondendo nel mondo intero e ci sta costringendo ad una vita asociale e sempre più squallida. Pare che uno dei tanti vaccini che l’umanità ha faticosamente e velocemente elaborato sia in arrivo. Considerata la scarsa organizzazione imperante, mi chiedo quanto tempo sarà necessario prima che la maggior parte di noi possa essere vaccinata: sei mesi? Un anno o forse due? Quanti morti e quanti disastri ci attendono ancora? Un tempo consideravo la vita con ottimismo, ora non più.
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