mercoledì 5 maggio 2021

GEOTERMIA - del dr. Giuliano Bertoni

 GEOTERMIA

Il magma su cui galleggiano i continenti costituisce un serbatoio energetico cui non è difficile attingere. Lo sfruttamento dell’energia geotermica è estremamente minoritario nel nostro Paese: si limita ad alcune piccole centrali in Toscana e costituisce una piccolissima frazione della produzione di elettricità in Italia.
Nel momento in cui ci si trova nell'assoluta urgenza di ridurre le emissioni di gas serra e si vuole convertire il parco veicolare alla trazione elettrica occorre ricordare che la produzione di elettricità con combustibili fossili nonché la rottamazione dell’attuale parco automobilistico e la produzione di quello nuovo avranno una risultante negativa in termini di inquinamento. Si rischia cioè di produrre più inquinanti per la produzione di elettricità di quanti non ne potrebbero essere emessi dal parco veicolare esistente. Si sposta la fonte di emissione ma il carico ambientale globale non migliora e si fallisce l’obiettivo primario: quello di contrastare l’effetto serra e i cambiamenti climatici che sono oggi il principale nemico delle future generazioni e già sono causa di danni crescenti causati dal clima impazzito.
Naturalmente la situazione cambia se la fonte primaria è un’energia rinnovabile come l’eolico, l’idroelettrico o il solare ma, per quanto promettente sia lo sviluppo di tali tecnologie ed auspicabile il loro incremento, sarà ben difficile che queste possano garantire la copertura dei fabbisogni crescenti della popolazione, sia in occidente che, a maggior ragione, nei popolosissimi Paesi asiatici e africani. La necessità di portare miliardi di persone dentro una fascia accettabile di benessere continuerà, se non si useranno fonti alternative, ad alimentare scontri titanici tra le grandi potenze con conseguenze sempre più nefaste sulla economia e la sostenibilità.
L’energia geotermica costituisce un serbatoio potenzialmente in grado di soddisfare le necessità dell’intero globo per migliaia di anni. Gli impianti necessari a tale scopo sono costosi ma non troppo. Una centrale nucleare costa di più e deve essere dismessa dopo pochi decenni, col problema costituito dalle scorie e i grandi rischi in caso di incidente o di sabotaggio terroristico; una centrale geotermica ha costi di esercizio bassi, lunga durata (basta la manutenzione, non serve dismetterla) e non produce scorie o inquinanti ambientali perché i pochi prodotti solforati provenienti dal sottosuolo si possono abbattere facilmente con tecniche largamente collaudate e comunque non avrebbero mai concentrazioni tossiche. Inoltre non esistono problemi di scorie radioattive, di trasporto e distribuzione di carburante, di dipendenza da altre nazioni per i rifornimenti perché in qualunque parte del globo una trivellazione profonda raggiunge gli strati geologici ad alta temperatura. Nel caso dell’Italia non sono nemmeno necessarie trivellazioni eccezionali dato che gran parte del nostro territorio insiste su antiche caldere, come testimoniano i numerosi fenomeni di vulcanismo secondario (oltre ai tanti vulcani attivi).
Magari in questo momento in cui si vuol dare una svolta all'economia e adeguarla ai temi ambientali più urgenti non sarebbe sconsiderato affidare all’ENEA un serio studio di fattibilità.

Giuliano Bertoni  29 settembre 2020

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