Il pane bianco
Era intorno al 1945 quando i primi carrarmati delle truppe anglo-americane entrarono in Galzignano, il paesino sui colli Euganei, in vicinanza di Padova, in cui ormai da oltre tre anni eravamo sfollati.
Sia gli inglesi, ma principalmente gli americani cercavano di risparmiare al massimo la vita dei loro conterranei e quindi le prime truppe d'assalto o di avanscoperta erano per lo più composte da gente di colore che, a piedi, accompagnava l'incedere lento dei mezzi corazzati.
Ricordo quei giganteschi carri che maciullavano con i loro cingoli le già malconce stradine. La gente, un po' intimorita da quei veicoli li festeggiava, lieta sì per la fine della guerra, ma anche attonita nel vedere quei militari dall'aspetto e dalla fisionomia così inconsuete. Solo i partigiani, veri o falsi che fossero perché molti contadini solo quella mattina si erano legati uno straccetto rosso intorno al collo, atteggiandosi ad antifascisti, gridavano e applaudivano a gran voce.
Ma il mio ricordo più vivo è quello del pane che, pochi giorni dopo, comparve in quantità dal fornaio: il pane BIANCO! Era da tempo immemorabile che non si vedeva più. Eravamo ormai abituati da anni e anni a scarse razioni di pane nero la cui composizione resta tuttora un mistero.
Crusca, segale, ceci... non so cos'altro ci fosse dentro, si parlava anche di polvere di marmo... sicuramente era un pane schifoso. Ma il pane bianco, ah quel primo panino bianco appena sfornato... che sapore! Più gustoso e fragrante di qualsiasi dolce.
Benché fossi solo un ragazzino, era compito mio recarmi a fare le spese alimentari in un negozietto del paese molto distante dalla nostra abitazione.
Del resto ero ormai l'unico in famiglia in grado di capire e parlare l'ostica variazione di dialetto veneto in uso in quel paesino, mia madre, palermitana, non ne comprendeva una sola parola!
Ricordo che comprai UN CHILO, mio Dio, un intero chilo di quei panini caldi e soffici e non seppi resistere alla tentazione di addentarne e divorarne uno. Che sapore! Che profumo! Che gusto! Un sapore che non ho mai dimenticato.
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Mery Gio, Giuliano Bertoni e altri 8
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  • Concetta D'Orazio
    Scrivi ancora di questi ricordi!
    • Abbraccio
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  • Claudia Calisti
    Dal pane nero di dubbia composizione a farina di grilli...da restrizioni nel quotidiano durante la guerra a terremotati contemporanei ancora in baracca, a cure sanitarie solo per ricchi, mentre si arma una guerra a sostegno di nazisti: la Storia non è … 
    Altro...
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  • Mery Gio
    Sai Sergio che mentre leggo questi tuoi racconti ho sempre davanti gli occhi l'immagine di te bambino...quante storie hai da raccontare! Quanta vita vissuta. 🤗🥰
    • Abbraccio
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  • Annalaura Polverini
    È terribile leggere questa tua esperienza e pensare che ,ancora, nascono e crescono odiosi conflitti.
    Mentre le nostre capacità produttive sono enormemente aumentate e potremmo fare a tutti, almeno il pane, se solo lo volessimo.
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  • Ester De Miro
    Sergio Bertoni hai raccontato magistralmente pezzi di vita e di storia, odori , sapori. Un recupero memoriale fantastico e generosamente condiviso. Grazie !
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  • Ester De Miro
    Posso condividerlo? Non lo farò senza il tuo assenso ma merita di essere divulgato a mio parere
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